Il Governo accelera su decreto e ddl sicurezza dopo le violenze di Torino. I testi attesi in Consiglio dei Ministri dopo revisione del Colle.
Dopo le recenti aggressioni alle forze dell’ordine, con l’embleatico caso degli scontri a Torino, il Governo ha deciso di accelerare sulla revisione del decreto Sicurezza, atteso in queste ore all’esame del Consiglio dei Ministri dopo alcune modifiche sui punti ritenuti più “spinosi” richieste direttamente dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Decreto Sicurezza in CdM dopo le modifiche
Dopo le violenze di Torino, con gli scontri per lo sgombero Askatasuna, il Governo ha dato un segnale muovendosi per alcune modifiche al decreto sicurezza. Nelle prossime ore, infatti, sono attese novità sul ddl “a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’ordine pubblico” che dovrebbero prevedere delle revisioni importanti all’esame del CdM.
La Premier Meloni e il vicepremier Salvini si sono confrontati a lungo trovando una quadra sul decreto ma le modifiche di maggiore rilievo, come riferito dai principali organi di stampa, sarebbero state quelle arrivate dopo un confronto con il Colle e soprattutto dopo un colloqui tra Sergio Mattarella e Alfredo Mantovano. Sotto la lente di ingrandimento il fermo preventivo di sospetti prima dei cortei e il cosiddetto scudo, che evita – non solo per le forze dell’ordine – l’iscrizione automatica nel registro degli indagati nei casi di legittima difesa o adempimento di un dovere.
I dettagli sulle modifiche al decreto
Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, le norme presenti nella bozza sulla Sicurezza erano state definite dai giuristi del Colle “molto spinose” e “con tanti aspetti difficili da migliorare”. In questo senso, particolare focus è stato fatto su libertà fondamentali, contrasto ai migranti e lotta ai maranza. Di fondamentale importanza, invece, le norme in tema fermo preventivo di polizia e sullo scudo penale per gli agenti.
Da quanto si apprende, sul fermo preventivo ci sono state delle modifiche importanti. Prima di privare una persona della libertà devono esserci indizi a suo carico. In questo senso, l’operazione della polizia sidovrebbe chiamare accertamento e non più fermo preventivo e dovrà essere comunicato al magistrato.